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Herbert Schuch – pianoforte

Data / Ora
martedì 09/04/2019 ore 20:30
Luogo
Aula Magna Sapienza
Ciclo

Herbert Schuch pianoforte
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Ligeti Musica ricercata
Beethoven 11 Bagatelle op. 119
Sonata n. 6 in fa maggiore op. 10 n. 2
Sonata n. 21 in do maggiore op. 53 “Waldstein”

Herbert Schuch, considerato uno dei più interessanti pianisti della sua generazione, torna alla IUC proponendo musiche di György Ligeti e Ludwig van Beethoven.
Nato in Romania da famiglia tedesca e trasferitosi giovanissimo in Germania, Herbert Schuch è molto legato all’Italia, perché è stata la vittoria del Concorso “Casagrande” di Terni – noto per aver scoperto alcuni dei migliori pianisti di oggi – ad averlo lanciato in campo internazionale.

Da allora è apparso sulle principali scene musicali, tra cui il Festival di Salisburgo, la Philharmonie di Berlino, Elbphilharmonie di Amburgo e il Kennedy Center di Washington.  Ha suonato come solista con le più importanti orchestre in Europa, Russia e Giappone, sotto la direzione di Pierre Boulez, Valery Gergiev e Yannick Nézet-Seguin, per non citarne che alcuni.

Nel 2013 ha vinto l’Echo Klassik, il più importante premio discografico tedesco, con un cd che comprendeva il Concerto n. 3 di Beethoven, il suo autore preferito: ha infatti studiato con Alfred Brendel, uno dei più grandi interpreti di Beethoven della nostra epoca, ed ha vinto il Concorso Beethoven a Vienna.

A Beethoven è dedicato anche questo concerto, che ha una particolarità: infatti Schuch si è imposto fra i musicisti più interessanti della sua generazione anche per le scelte mai scontate dei suoi programmi.
A Roma, nella prima parte del concerto intercalerà  le undici Bagatelle op. 119 di Beethoven, agli undici brani di Musica ricercata di Ligeti.
Il titolo beethoveniano si riferisce alla brevità di quei pezzi, non certamente al loro valore da ricercare proprio nell’estrema concentrazione, perché in uno o due minuti è condensata una grande ricchezza di idee: sono tra le opere più straordinarie dell’estrema maturità di Beethoven e tra le ultime sue composizioni per il pianoforte.
Ligeti compose Musica ricercata nel 1952-1953 ma la tenne segreta fino al 1969, quando la fece eseguire per la prima volta in pubblico. Alla base di questi undici pezzi, anch’essi brevi come quelli di Beethoven, sta un principio molto semplice: il primo usa solo due note, il secondo tre e così via, fino all’undicesimo pezzo che usa tutte le dodici note del totale cromatico.
È una difficile sfida che Ligeti pone a se stesso, superandola brillantemente con la varietà ritmica, con la capacità di creare melodie con poche note (come la musica popolare della sua Ungheria), con il coraggio di reiterare brevi moduli melodici, creando effetti che precorrono il loop. In tal modo Ligeti riesce a dare ad ogni pezzo una sua atmosfera molto particolare, come nel caso del secondo, solenne e quasi morboso, che Stanley Kubrick utilizzò in Eyes wide shut.
La seconda parte prevede due tra le più grandi opere pianistiche di Beethoven, la Sonata n. 6 in fa maggiore op. 10 n. 2 e la Sonata n. 21 in do maggiore op. 53 nota come “Waldstein” o anche come “Aurora”. La prima è limpida, elegante e anche umoristica, mentre la seconda è un punto culminante del secondo periodo di Beethoven ed è caratterizzata dall’energia, dalla tensione e dalla drammaticità, tanto che fu definita “una Eroica per pianoforte”, paragonandola così alla Terza Sinfonia dello stesso Beethoven.