Angela Hewitt

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Martedì 2 febbraio 2016 ore 20.30
Angela Hewitt pianoforte

 

 

 

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Programma
D. Scarlatti Sonata in re minore, K. 9
Sonata in do maggiore, K. 159
Sonata in si minore, K. 87
Sonata in la maggiore, K. 24
Sonata in si minore, K. 377
Sonata in re maggiore, K. 96
Bach Partita n. 2 in do minore BWV 826
D. Scarlatti Sonata in do maggiore, K. 513
Sonata in fa maggiore, K. 82
Sonata in la minore, K. 109
Sonata in re minore, K. 141
Sonata in fa minore, K. 481
Beethoven Sonata in mi bemolle maggiore op. 81a “Les Adieux”

Grande attesa per Angela Hewitt, beniamina del pubblico di Roma e in particolare dell’Aula Magna. Considerata in tutto il mondo una delle migliori interpreti di Bach al pianoforte, ha il dono di rendere facile e immediato l’ascolto di questo sommo e complesso compositore, grazie alla chiarezza che dà a ogni singola nota del contrappunto e alla quasi danzante vivacità ritmica. Inutile dire che Bach è ben rappresentato nel suo concerto. Nel concerto di martedì interpreterà  la Partita n. 2 in do minore BWV 826, una delle sei composizioni di tal genere pubblicate una all’anno dal 1726 al 1731, come prima parte della Clavier Übung (Esercizio per tastiera), ed è quindi una delle poche opere di Bach ad aver avuto l’onore della stampa durante la vita dell’autore. Si tratta in pratica di una suite di danze, in cui lo spirito galante di gusto francese allora predominante nella musica di danza viene nobilitato da Bach e reso più robusto e interessante da intrecci contrappuntistico fitti eppure delicati. La presunta seriosità germanica di Bach non rifiuta qui la piacevolezza e si concede anche spunti scherzosi, come negli ultimi due movimenti, Rondeaux e Capriccio. La Hewitt da giovane ha studiato anche danza e questo l’aiuta molto, come riconosce ella stessa, a ricreare il ritmo e lo spirito giusti delle diverse danze settecentesche. Di lei è stato scritto che “a ogni nota, a ogni dinamica, a ogni colore o spostamento di peso o di fraseggio esprime, anzi proclama, la gioia di ricreare sullo strumento di oggi quella musica (Bach) senza peso né epoca”.
Prima e dopo Bach la Hewitt suona alcune Sonate di un altro genio del periodo barocco, Domenico Scarlatti. Sono undici Sonate (in re minore K. 9, do maggiore K. 159, si minore K. 87, la maggiore K. 24, si minore K. 377, re maggiore K. 96, do maggiore K. 513, fa maggiore K. 82, la minore K. 109, re minore K. 141, fa minore K. 481) delle 555 scritte dal compositore napoletano. Hanno le dimensioni di una miniatura, ma ognuna di loro è una miniera di idee sorprendenti e vivaci. Sono quasi tutte in tempo velocissimo ma la Hewitt ne ha scelte anche alcune lente, che rivelano una cantabilità e una malinconia già preromantiche.
Si lascia il Settecento con l’ultimo pezzo in programma, la Sonata No. 26 in mi bemolle maggiore, op. 81a “Gli addii” di Ludwig van Beethoven, il cui titolo si riferisce alla partenza da Vienna del suo allievo e amico Rodolfo d’Asburgo, costretto nel 1809 ad allontanarsi da Vienna per l’avvicinarsi delle truppe francesi, che infatti da lì a poco occuparono la città. La destinazione privata della Sonata trova un puntuale corrispettivo nelle sue sonorità sobrie e contenute, nelle dimensioni non vaste e nell’assenza di drammatiche estroversioni, sostituite da sentimenti più intimi e familiari.

BIGLIETTI: Interi: da 15 euro a 25 euro (ridotti da 12 euro a 20 euro)
Giovani: under 30: 8 euro; under 18: 5 euro